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Vecchi e nuovi orrori – L’Olocausto e i genocidi del presente

E’ da poco passata mezzanotte. Ho appena finito di vedere un film: Fuga da Sobibor (14 ottobre 1943) e so già che stanotte non si dorme…Le scene che ho visto, la storia di questo luogo stridono con la bellezza dei boschi che lo circondando, stride indicibilmente la melodia dolce della musica che veniva suonata quando arrivava un treno con nuove bestie da macello.

 

la stazione di Sobibor nel 1942 (fonte www.olokaustos.org)

La brutalità degli uomini, la brutalità di quegli uomini, la loro efferata crudeltà, incomprensibile, gratuita, ingiustificata.

L’orrore, lo sterminio di un popolo, anzi di più di uno, la follia di un altro sono sentimenti, pensieri, immagini con i quali devo fare i conti, stanotte.

Ho visto molti films, documentari, racconti storici, ho letto libri, ascoltato testimoni, visitato un campo di concentramento, quello di Dacau, dove sembra non siano stati usati i forni crematori o le camere a gas, che, però ci sono, sono lì presenti a ricordare la follia degli uomini, la mostruosità di quel pensiero, o meglio di quelle degenerate azioni.

Sono passati 65 anni dalla fine della seconda Guerra Mondiale e dovremmo aver imparato a far tesoro della capacità degli esseri umani di andare contro ogni principio di salvaguardia della specie, di cui è dotato in genere ogni specie di animale vivente.

Ma noi no, noi esseri umani non siamo dotati di questo fondamentale meccanismo che dovrebbe spingerci a proteggere a preservare i nostri cuccioli, invece no, lasciamo morire grandi e piccoli, donne e uomini, vecchi e bambini, deboli e forti in questo olocausto infinito che si chiama oggi miseria, povertà assoluta, fame, malaria, dissenteria e guerra…

Si, ancora guerra armata, fratelli contro fratelli, il buono contro il cattivo ad importare la democrazia, a spararsi con le nuove armi intelligenti, le uniche che non sono state ancora inventate da nessuno perché sono quelle che non ci saranno più, quando gli uomini, rinsaviti dalla follia che si è impossessata di loro, riusciranno a smettere di cannibalizzarsi, sterminando i propri simili nelle aberrazioni di cui solo noi, tra tutte le specie di esseri che popolano la Terra, siamo capaci…

L’Olocausto di oggi si consuma a Gaza, in Medio Oriente, nel Darfur, in Somalia, in Congo, in alcune regioni dell’America Latina, prende la forma dei disperati sui barconi, dei respingimenti alle nostre frontiere, lungo le nostre coste, si trasforma nei troppi morti inghiottiti dal mare e che mai troveranno sepoltura e che mai saranno restituiti ai loro cari.

Si traveste ancora del reato di clandestinità, della caccia al clandestino che diventa produttività per zelanti lavoratori comunali padani…

Mio Dio! Fermaci finchè siamo ancora in tempo…

E per chi non avesse Fede, faccio appello alla saggezza della ragione…

Non possiamo continuare a voltarci dall’altra parte e dire “ ma a me che me ne fotte”… (“non è un problema mio” - se ci fosse necessità di tradurre il mio dialetto napoletano).

Che dire?

Porterà la notte la visione di un giorno nuovo, di una nuova utopia di pace, di una nuova speranza di mondo migliore in cui possano trionfare giustizia, fratellanza ed equità?

Buonismo, illusione di un ottimismo irreale o forza vitale che spinge ad urlare nella notte tutto il mio dolore perché tutti insieme si possa dire “MAI PIU’”?

E se anche non si dovesse riuscire a cambiare le cose, io voglio poter sempre dire di averci provato a fare la mia parte, a non rimanere indifferente davanti agli orrori presenti e passati, per provare ad evitare orrori futuri…

UniteVi a me! Vi aspetto, non lasciatemi sola ad affrontare i fantasmi nella notte … Troviamo insieme il modo per far passare questa lunga notte che sembra non debba finire mai…

E sono sicura che insieme si può…

Buonanotte, mi auguro, per tutti…

29 aprile 2010 Concetta C.

 

 

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