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| Impressioni di Settembre da Bruxelles |
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Immigrazione a Bruxelles. Bruxelles è una piccola città dove ogni giorno tante facce del mondo passeggiano lungo la Rue Neuve, tra centri commerciali e vetrine multietniche, un crogiolo di razze e culture. Qui non siamo a New York, Londra nemmeno a Parigi o Amsterdam, ma siamo nella piccola Bruxelles capitale di un paese nel quale l'immigrazione rappresenta una realtà ormai antica e consolidata, dove la parola integrazione è realtà.Secondo me a Bruxelles non esistono stranieri, ma forze sarà per il suo status di Capitale d'Europa o per la sua particolare situazione di città bilingue. Qui tutti si possono sentire a casa: italiani, inglesi, tedeschi, greci, brasiliani, argentini, turchi, arabi e africani. Il Belgio ha offerto lavoro in passato a molti europei e oggi è una delle mete preferite dai Maghrebini, Mediorenti e Africani. Tanti sono gli italiani che lavorano gomito a gomito con turchi, egiziani e marocchini, comunque c'è una sostanza differenza tra italiani residenti qui in Belgio e quelli residenti in Italia. Ciò che mi colpisce di più è che qui in Belgio ci sono tantissime coppie miste, i gruppi di giovani sono piuttosto assortiti, ogni giorno i ragazzi si trovano alla Gran Place seduti sul selciato con una chitarra in mano e una bottiglia di birra accanto. Penso che il Belgio è molto avanzato in molti aspetti politici, perché il governo investe nei migranti e cerca di integrarli sensibilizzando i propri cittadini. Ad esempio nell'inizio del mese d'Agosto quando sono arrivata a Bruxelles in una piazzetta vicino a Gare Du Midi si stava svolgendo un festival dell'immigrazione dove i ragazzi avevano allestito un piccolo spazio con tamburi e percussioni e una piccola orchestra, c’erano anche delle serie di bancarelle dove offrivano cibi congolesi e ballavano. In Italia, dove l'immigrazione è meno forte, un festival del genere sarebbe quantomeno impensabile, anzi, i mezzi di comunicazione e le dichiarazioni di certi politici fomentano l'odio creando un muro che blocca o frena l'integrazione.
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Appiah Kubi Mabel, una delle ragazze presenti a Bruxelles per il progetto Leonardo, ci ha inviato questa testimonianza che pubblichiamo:
