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Articolo tratto da Misna. La corsa per la presidenza della Commissione dell’Unione Africana sembra destinata a oscurare il tema ufficiale del vertice dei capi di Stato e di governo dei 54 paesi membri dell’organismo in programma nel fine-settimana ad Addis Abeba, “Promuovere il commercio interafricano”.
Nel confronto tra il gabonese Jean Ping, candidato a un secondo quadriennio alla guida dell’organo esecutivo dell’UA, e la sudafricana Nkosazana Dlamini-Zuma, ex ministro degli Esteri della prima potenza dell’area sub-sahariana, più che orientamenti programmatici ancora nebulosi sembrano riflettersi le divisioni geopolitiche del continente.
Domenica sera il nuovo presidente avrà bisogno di almeno i due terzi dei voti. Molti quotidiani, dal burkinabé “Le Pays” al sudafricano “The Independent”, sottolineano che la conferma di Ping non è scontata nonostante il sostegno promesso da buona parte dei paesi dell’Africa occidentale e centrale.
Di un voto dall’esito incerto dice alla MISNA Sehlare Makgetlaneng, studioso di relazioni internazionali dell’Africa Institute of South Africa (Aisa). “Lo scrutinio – sottolinea l’esperto – sarà segreto e questo favorisce le sorprese”. A temere voltafaccia è anche la Dlamini-Zuma, che pure ieri ha incassato l’appoggio di Tomas Salomao, il segretario della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc). “Angola e Zimbabwe – sostiene Makgetlaneng – potrebbero muoversi in ordine sparso, come del resto sembrano orientati a fare vari paesi dell’Africa orientale e settentrionale”.
Nel 2008 Ping non ebbe difficoltà a superare la concorrenza del candidato della Sadc ma allora non aveva di fronte un avversario con un peso politico paragonabile a quello della Dlamini-Zuma, ex moglie del presidente sudafricano Jacob Zuma oggi alla guida del ministero degli Interni.
Secondo Makgetlaneng, l’asso nella manica di Ping potrebbe essere l’appoggio di alcuni attori esterni, “anzitutto Francia e Cina”. E la Cina, in questi giorni, ad Addis Abeba è comunque protagonista. Capi di Stato e di governo si preparano a usare la calcolatrice in una sede dell’Unione Africana nuova di zecca, costata oltre 250 milioni di dollari, gentile offerta di Pechino.
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