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Euromed e la primavera araba Stampa

L'approdo delle 'Primavere arabe' è ancora tutto da definire e l'Europa non attraversa uno dei momenti migliori della sua storia recente, ma i Paesi del Nord e del Sud del 'Mare Nostrum' sanno che solo con azioni concertate é possibile fronteggiare le sfide e le emergenze che si incrociano tra le due sponde. Così il dialogo euro-mediterraneo prova a ripartire.

E riparte da Roma con la riunione del 5+5, il Foro di dialogo che raggruppa, da una parte, Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Malta e, dall'altra, Algeria, Tunisia, Marocco, Libia e Mauritania. E che, nel pomeriggio, vedrà anche la partecipazione di Egitto, Grecia e Turchia nel formato allargato di Foromed. Sicurezza regionale, flussi migratori, energia, tutela dell'ambiente, sviluppo, sono temi che i capi delle diplomazie dovranno - se non risolvere - affrontare. In primo luogo, come ha sottolineato a più riprese, il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, con concretezza. L'approccio del 5+5, ha spiegato qualche giorno fa Terzi alle Commissioni Esteri di Camera e Senato, deve avere "un carattere concreto e operativo". E per aiutare le transizioni in corso nei paesi della Primavera araba, secondo il titolare della Farnesina, "occorre agire in fretta con aiuti concreti e strategie a lungo termine".

In questo complesso sistema di interrelazioni, l'Italia intende giocare un ruolo di primo piano: una priorità, quella mediterranea che è un leit-motiv tradizionale della sua politica estera ma che ora ha un impulso anche maggiore. Ancora nelle parole di Terzi, "abbiamo registrato una forte domanda di Italia, di presenza del nostro Paese: è un'esigenza delle classi politiche e degli operatori economici perché veniamo visti come il Paese che può focalizzare meglio l'attenzione dell'Unione europea verso la casa comune che è il Mediterraneo". Non sarà con la riunione di oggi del 5+5 che verrà aggiustato il tiro di un'Europa che finora - nonostante lo tsunami che ha travolto Mubarak e Ben Ali e il coinvolgimento più o meno obbligato in Libia, oltre ai fermenti nel resto dell'area - ha guardato più a est e a nord che a sud. Ma, dopo il fallimento dell'Unione per il Mediterraneo (Upm), voluta da Nicolas Sarkozy, quello che si riunisce oggi a Roma resta l'organismo più flessibile e più adatto a gestire le molte realtà 'costrette' dalla geografia e dalla storia a convivere e a disegnare un futuro possibile. A partire dalla necessità di spostare verso sud più fondi europei.

 

 

 

 

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