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BRUXELLES CAPITALE DELL’INTERCULTURALITA’

Incontrare nuove persone è una delle esperienze umane più piacevoli ed emozionanti. Soprattutto se
ci si incontra a Bruxelles, con la voglia di conoscersi e lavorare insieme per dare vita a un progetto di
formazione interculturale che coinvolge gruppi di ragazzi e ragazze provenienti da Italia, Belgio,
Palestina e Giordania
. E’ così che ho conosciuto gli amici che mi hanno accompagnato in questa
nuova avventura, ancora una volta in viaggio per conoscere me stesso e gli altri. Il progetto
Intercultural skills for intercultural dialogue”, promosso dall’associazione belga Javva, si è tenuto a
Bruxelles, capitale europea per eccellenza e allo stesso tempo città che ha assunto negli ultimi anni
una nuova veste multiculturale diventando il simbolo di una nuova Europa allargata. Otto giorni per
conoscersi, conoscere nuove culture, divertirsi,visitare nuovi posti, lavorare insieme e riflettere sui
temi dell’identità, della comunicazione, degli stereotipi, della gestione dei conflitti attraverso
nuove espressioni creative e grazie alle metodologie e agli strumenti dell’educazione non formale, che
comprendono ad esempio workshops, giochi di ruolo e open spaces in cui ogni partecipante può
proporre un tema da discutere insieme. Ci siamo ritrovati in un centro giovanile nel
quartiere marocchino di Bruxelles, una struttura originale ed artistica che ci ha ospitati e ci ha
permesso di lavorare insieme condividendo ogni momento della giornata. L’elemento che ha reso
questo progetto di formazione particolarmente interessante è stata la partecipazione di due Paesi non europei,

 

la Giordania e la Palestina, che hanno
arricchito e reso più significativa la riflessione grazie alla loro diversa esperienza culturale e storica.
Non è facile, infatti, per noi italiani ed europei avere la possibilità di incontrare, ma soprattutto
parlare e conoscere a fondo ragazzi e ragazze del Medio Oriente. Grazie alla loro presenza, le sessioni
del training sono diventate occasioni per confrontarsi direttamente con loro sui temi degli stereotipi
e dell’identità culturale, andando oltre i luoghi comuni e i pregiudizi sui Paesi mediorientali di cui è

permeata la nostra società. Scorrendo gli stereotipi più ricorrenti nella società occidentale, così
come quelli più frequenti nei Paesi mediorientali circa la nostra cultura, il dibattito si è concentrato in
particolar modo sul ruolo delle donne e sul rapporto uomo‐donna nelle diverse culture, argomento
sempre al centro dei confronti tra la cultura occidentale e quella orientale‐islamica. In realtà bisogna
sottolineare che buona parte dei partecipanti palestinesi e giordani rappresentavano la minoranza
cristiana del loro Paese, rafforzando dunque la convinzione che la concezione del rapporto uomodonna
rappresenti un prodotto culturale piuttosto che l’espressione dell’appartenenza alla religione
islamica.
L’esperienza è stata poi resa ancora più interessante dalla partecipazione, nel gruppo belga, di un
ragazzo bulgaro non vedente che sta attualmente svolgendo il Servizio Volontario Europeo presso
un’associazione belga. Grazie anche al suo carattere socievole ed espansivo, Boyan si è fatto subito
apprezzare da tutto il gruppo, mettendo in risalto le proprie qualità e diventando un esempio per
tutti noi di come trasformare la propria diversità in valore. E’ anche questo uno degli obiettivi
perseguiti dal programma europeo Gioventù in Azione: la promozione delle opportunità di
educazione e formazione e l’integrazione dei gruppi svantaggiati, disagiati o semplicemente con
abilità diverse.
Il risultato finale del training è stata la produzione di quattro cortometraggi animati realizzati con la
tecnica dello stop motion sotto la guida di due esperti, attività che ci ha coinvolti con entusiasmo per
molti pomeriggi, dandoci la possibilità di apprezzare le infinite strade della creatività umana.
Durante i (pochi) momenti liberi ne abbiamo approfittato per visitare la città, soprattutto la sera,
quando Bruxelles da il meglio di sé nei tanti locali che riempiono le vie del centro attirando tantissimi
giovani con le loro infinite varietà di birre. Ma ciò che più mi è rimasto di questo viaggio è la
consapevolezza di appartenere a quel gruppo di giovani che stanno vedendo l’Europa crescere sotto i
loro occhi e vogliono contribuire con le loro energie e le loro idee a costruire, pur con tanti ostacoli,
una cultura europea partecipata, democratica e inclusiva, che riconosca e accolga le diversità come
fonte di arricchimento, prime fra tutte quelle di cui sono espressione i nostri vicini Mediterranei.
Michele Bernacchini

 

 

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