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27/05/2010Stasera siamo in tre, alla radio. Ci sono Andrei ed Ermanno con me, in trasmissione, per parlare di giovani e di collettivi studenteschi, di azioni di protesta, di indifferenza e di muri…Mi piacciono molto questi due ragazzi, hanno lo sguardo fiero e la mente limpida di chi non ha ancora fatto i conti con illusione, disillusione, perdita di speranza, sconforto e rassegnazione. Li invidio un po’, senza cattiveria, anzi li ammiro, meglio…Sono belli, sono proprio belli, di quella bellezza che va ben oltre l’aspetto fisico, perchè scaturisce dai loro occhi, giovani, brillanti, vivaci, proiettati nel futuro, ma che vedono il loro sguardo fermarsi, troppo spesso, su muri, tanti, invalicabili MURI.Abbiamo parlato di tante cose, ma questa parola, MURO, mi è rimasta più impressa delle altre.I muri mi fanno pensare alla prigione, all’impossibilità di volgere lo sguardo oltre, alla trappola del solo “Ora e qui”.Questa parola, anzi questa immagine l’ha tirata in ballo Andrei, giovane letterato, rumeno, in Italia da qualche tempo, che lotta per trovare un suo spazio nel mondo.L’ha tirata in ballo Andrei, dicevo, ed Ermanno, giovanissimo esponente del collettivo studentesco anconetano O.P.S., acronimo che sta per Organizzazione Partecipazione Studenti, l’ha condivisa e mi sono ritrovata ad ascoltare il lungo elenco di muri che questi due giovani amici hanno evidenziato in trasmissione.Il muro dell’incertezza del futuro, il muro dell’incomprensione con gli adulti, con le istituzioni, con la cittadinanza, con la scuola che troppo spesso vuole fare di loro spettatori anziché protagonisti e artefici del loro futuro.Ma quello che mi ha colpita maggiormente è il muro dell’indifferenza, quel muro che Andrei ed Ermanno hanno ben raccontato, quell’indifferenza che porta genitori, insegnanti, nonni, interlocutori istituzionali a farli sentire soli, a farli sentire arrabbiati, indignati, in pericolo e nell’impossibilità di trovare alleati con cui combattere questa guerra per il futuro.Siamo stati insieme poco più di un’ora questa sera e sono rimasta affascinata dalla loro voglia di tenere ben salde le redini della loro vita, seppure consapevoli di vivere un momento difficile, penoso, aggiungerei io.Spero proprio di incontrarli ancora, di incrociare ancora con loro la mia vita, di ritrovarmi a lottare al loro fianco per non farli sentire soli, per imparare ad ascoltare di più, tutti…E mi domando: Ma chi l’ha detto che ai giovani “nonglienefreganiente”? A quelli che ho conosciuto io stasera gliene frega, eccome se gliene frega, di costruirsi un futuro migliore.E a me resta solo una parola da dire loro: Grazie per l’inezione di speranza e di ottimismo che mi avete donato. Ne avevo bisogno, proprio bisogno, ed un impegno da assumere: sostenere nel modo che posso le loro cause, dandogli lo spazio che meritano accanto a me in questo spazio che mi è stato messo a disposizione da Radio Africa e dal Circolo Africa, perché così tutto ha più senso e più valore. E allora si che si comincia a costruire un futuro migliore…E così, in quel piccolo spazio dello studio radiofonico, abbiamo cominciato a rompere, almeno, il muro del silenzio…Buona serata a tutti, buona vita e buona PaceConcetta |



